venerdì 6 giugno 2008

Selvaggi e sentimentali

Per passione o per lavoro, il calcio occupa buona parte delle mie giornate e a volte mi piace dedicarmi alla lettura di cose diverse dalla divina Gazza. Così qualche tempo fa acquistai un libro di Javier Marías, Selvaggi e sentimentali, una raccolta degli scritti pubblicati dallo scrittore spagnolo sul quotidiano El País e sul supplemento El País Semanal. Marías è tifoso sfegatato delle merengues (il Real Madrid) e in questi articoli descrive con passione ed entusiasmo la sua vita di tifoso.
Purtroppo chi ha tradotto in italiano il libro aveva una scarsa - per non dire nulla - conoscenza del calcio e ha commesso parecchi scivoloni. Vediamone alcuni:

Introduzione
  • pag. V: ultimo difensore [si parla di un portiere, quindi "estremo difensore"]
  • pag. VII: squadra favorita [non è sbagliato, ma non lo dice nessuno. "Squadra del cuore" (o preferita, al limite) suona decisamente più naturale.
  • pag. VII: capitale di provincia [si parla della città spagnola di Soria, magari "capoluogo di provincia" è meglio, che dite?]
Per nulla scoraggiato da queste piccole disattenzioni, mi sono lanciato nella lettura del testo, che ci regala le seguenti perle :

  • pag. 19: "nel passato non ha avuto dubbi a contrattare due ali destre". Orribile calco del verbo spagnolo contratar (ingaggiare, mettere sotto contratto).
  • pag. 23: Guerriero. Refuso per Guerrero, probabilmente trattasi di Julen Guerrero
  • pag. 45: campionato di Liga di calcio. Non c'era un modo più brutto per dirlo. Trattasi della Liga, il campionato spagnolo.
  • pag. 50: Golden. Altro refuso, trattasi in realtà dell'attore William Holden, citato nella pagina precedente.
  • pag. 71: Giochi Olimpici di Atalanta (non sapevo che fossero stati disputati a Bergamo...)
  • pag. 79: doppietta di goal. Ma dai... pensavo questa doppietta. E poi perché non "goals" già che ci siamo. Gol pareva brutto.
  • pag. 87: un giocatore imprevedibile, geniale, [...] che segni la differenza. Ormai possiamo tranquillamente parlare di "calcomania" (in spagnolo: "marcar la diferencia"), che nulla a che fare con il trasferimento di immagini, bensì è un neologismo appena coniato per indicare la malattia da cui è affetto chi traduce alla lettera espressioni idiomatiche straniere. In questo caso, un italiano direbbe "faccia la differenza".
  • pag. 91-93: Coppa Europa. Nelle intenzioni del traduttore sarebbe la Coppa Campioni, oggi (e anche allora, visto che l'articolo è del 1998) Champions League. Qui non si tratta di uno scivolone, ma di un vero e proprio ruzzolone. In spagnolo la Champions League viene chiamata anche Copa de Europa, di qui il pasticcio. A proposito, domani inizia la Coppa Europa (pardon, gli Europei)!!!
Intorno a pagina 100, semiesasperato, ho posato sul comodino - e da lì alla raccolta differenziata - Selvaggi e sentimentali. Parole di calcio. Di calcio? Non direi. Forse "di calco".

2 commenti:

lorenzo guidi ha detto...

eh cavolo ma questo l'ha tradotto sbirulino.

Boaz E. Timmons ha detto...

Pensate che il traduttore in questione ha appena curato (sempre per Einaudi) la nuova edizione di "Poeta en Nueva York" di Federico Garcia Lorca... annamo bbene!